UN VASO DI COCCIO TRA VASI DI FERRO
di Carlo Morichini
Un vaso di coccio tra vasi di ferro: in senso metaforico è questa la situazione attuale e prospettica del sistema dei confidi. Ci sono sicuramente organismi di garanzia patrimonialmente più robusti ed altri maggiormente esposti al rischio concreto di default, ma tutti, proprio tutti, si trovano a dover fronteggiare uno scenario di mercato alquanto allarmante.
Le sofferenze nel 2009 si son letteralmente impennate, triplicandosi, quadruplicandosi rispetto al passato, a quanto i confidi erano abituati ad affrontare. Chi aveva percentuali di mezzo punto rispetto agli impieghi si è ritrovato a fare i conti con insoluti pari all’ 1,5 – 2 %. Chi già scontava una qualità del credito inferiore si è ritrovato a fronteggiare sofferenze del 6 – 7 %. Il problema è che gli organismi di garanzia avevano tarato i loro ricavi (commissioni di garanzia, spese d’istruttoria…) sulla base di serie storiche che indicavano i ritorni in termini di insoluti in tutt’altra misura rispetto a quella espressa attualmente dal mercato.
Le banche di fronte ad un incremento impetuoso del rischio si son comportate nella maniera più logica da un punto di vista imprenditoriale: se cresce il rischio, aumento i prezzi. Hanno largamente incrementato gli spread sui loro prodotti, sfruttando anche il fatto che i tassi sono ai minimi storici. I confidi no! Non potevano e non volevano farlo per non penalizzare ulteriormente i loro associati, le imprese, già duramente colpite dalla crisi economica.
A questo punto però va fatta una profonda riflessione sull’equilibrio economico delle strutture di garanzia. Se pago il triplo in termini di insolvenze e rimango fermo in termini di ricavi, lo scenario che mi si presenta è quello di dover fronteggiare un conto economico asfittico, che genererà soltanto perdite. Non solo, a rendere la prospettiva ancora più inquietante ci ha pensato Basilea 2 introducendo i nuovi confidi vigilati. Oltre al danno la beffa: segnalazioni di vigilanza, nuove piattaforme informatiche di cui dotarsi, costi che si impennano … Lo squilibrio diventa un baratro. Altro che generare surplus per aumentare il patrimonio netto e sostenere sempre meglio le necessità finanziarie delle PMI: qui si è già bravi a non chiudere in rosso.
E la domanda di garanzia da parte del mercato? In crescita esponenziale ovviamente. Le banche da qualche anno a questa parte non concedono quasi più credito in assenza di un intervento di garanzia. Prodotti che fino a qualche anno fa non conoscevano l’intervento dei confidi oggi vengono concessi con maggior favore in presenza di una garanzia consortile. Non più quindi soltanto segmenti specifici di credito per le cooperative fidi, ma un’operatività a 360 gradi.
Riassumendo dunque, crescono le sofferenze, crescono i costi, cresce la domanda e i ricavi stagnano. Ah, dimenticavo, decresce pure l’altra voce di ricavo per i confidi: gli interessi sul patrimonio, a causa del calo dei tassi. Se il sistema dei confidi non produce più ricchezza, ma erode il patrimonio, con che soldi garantirà nei prossimi dieci anni le imprese?
Ci sono solo due risposte (la terza non la prenderei in considerazione, perché è rappresentata dall’estinzione della specie) : o si triplica il costo della garanzia o si riportano le sofferenze entro i limiti a cui eravamo abituati. Viceversa in cinque anni (o anche meno per molti) scompariranno come i dinosauri. La scelta non è comunque facile, in ogni caso. Da qualunque lato la si guardi si tratta sempre di una penalizzazione per le imprese. O faccio loro pagare uno sproposito o non concedo più garanzie a chi ha problemi. L’unico soggetto in grado di finanziarci e di sostenerci patrimonialmente, permettendoci di continuare a svolgere con serenità il nostro compito è lo Stato. Che significa anche Regioni, Province, Camere di Commercio. Soltanto loro possono colmare il gap e permettere al sistema della garanzia di andare avanti, di superare questo momento difficile.
Da quando è iniziata la crisi, e ormai sono passati quasi due anni, i politici e i media si sono sempre più esposti pubblicamente su quanto siano importanti i confidi, di che cosa rappresentino come stabilizzatori economici. Il confidi come un ammortizzatore sociale per le imprese, capace di mantenere in vita aziende che altrimenti non sopravvivrebbero. Beh, se veramente la valenza dei confidi è questa, se veramente essi inibiscono il propagarsi, l’accentuarsi della crisi moderandone l’effetto, allora è tempo di aprire i cordoni della borsa e di dedicare al mondo della garanzia la giusta attenzione. Se la scarsità di risorse è il problema, allora occorre togliere ad altri per dare ai confidi.
Credo che sarebbe necessaria una maggior lungimiranza: se cadono i confidi chi garantirà il credito alle imprese? Le banche chiuderanno i rubinetti e i primi a farne le spese saranno le imprese.
Che dire poi del Fondo Centrale di Garanzia. Esso dovrebbe essere esclusivamente riservato agli organismi di garanzia e invece è aperto anche al sistema bancario, che si è sempre opposto al fatto che tali risorse venissero messe a disposizione esclusiva dei confidi. Da quando il Fondo Centrale di Garanzia ha ottenuto la garanzia di ultima istanza dello Stato, che attribuisce ponderazione zero alle esposizioni garantite, le banche possono accedere direttamente al fondo, bypassando i confidi e aggirando il loro effetto calmierante nei confronti della clientela.
C’è materia in abbondanza per ripensare ruoli e comportamenti: oggi più che mai la sopravvivenza dei confidi passa dalla definizione politica del loro ruolo e sul conseguente e coerente comportamento dell’ente pubblico; passa anche attraverso un accordo con il sistema bancario che sancisca la necessaria collaborazione e si abbandoni la ancora troppo diffusa reciproca diffidenza. Passa infine attraverso un rafforzamento del rapporto con le imprese di cui i confidi devono diventare veicolo di soluzione dei problemi finanziari che le affliggono.
Essere quindi in grado di comprendere che non essendoci alternative credibili, quella più sopra descritta è la strada da percorrere.
|